Giancarlo Bidoli

Poeta, scrittore, musicista

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Un uomo da perdereL'agonia della lottaDietro lo specchioDategli un'animaPrima del grido

In questo sito viene presentata l'intera opera, aggiornata via via nel tempo, della produzione letteraria del poeta e scrittore di origine abruzzese e friulana, Giancarlo Bidoli De Guglielmo, compresi alcuni testi originali.

 

Questo sito web è stato creato il 25 dicembre 2025 da sua figlia, Livia Bidoli.

 

 

Recensione all'ultimo libro pubblicato “Prma del grido”  

 

                                                                                              

 

I libri di Giancarlo Bidoli sono 

 

pubblicati in Italia da

 

 

 

Giancarlo Bidoli alla tromba con Dave Brubeck

 

Presentazione del Prof. Teo Orlando

 

La poesia e la prosa di Giancarlo Bidoli che qui presentiamo rappresentano una fresca e piacevole sorpresa nel panorama spesso piatto e monotono della letteratura italiana contemporanea. Vi si respira infatti un’atmosfera che potremmo a buon diritto definire di “realismo magico”: e si può ben dire che leggendo queste pagine la nostra immaginazione viene catturata e nel momento in cui deponiamo il libro ci sembra che qualcosa sia cambiata nel nostro animo. Per usare una metafora mutuata da un altro tipo di esperienza estetica: è come quando abbiamo appena visto un dipinto di Van Gogh o di Cézanne: non potremmo più guardare una sedia o una mela come le avevamo viste prima. E proprio nella prima poesia, quasi un epigramma, Bidoli sottolinea come “un verso entra nell’animo/e risveglia altrove un pensiero”. Perché l’autentica poesia non smette mai di sollecitarci, ma anche di turbarci. È sì promesse de bonheur (promessa di felicità, come diceva Stendhal), ma è anche qualcosa che rimanda a quel fondo oscuro dell’anima che è connaturato alla condizione umana.

 

Abbiamo definito “realismo magico” lo stile di Giancarlo Bidoli non in modo casuale, ma perché sembra davvero, nel leggere queste pagine, di respirare l’atmosfera della letteratura dell’America Latina del XX secolo, in particolare quella che si può riscontrare nel romanzo Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez (1967) o nei racconti Jorge Luis Borges, piuttosto quelli con ambientazione argentina che quelli totalmente fantastici. Per certi versi alcune prose narrative possono anche richiamare il modo in cui il soprannaturale si insinua nella vita quotidiana, come nei racconti di E.T.A. Hoffmann o di Edgar Allan Poe

 

Come in questi classici, anche nelle prose di Bidoli si trova spesso un elemento magico, presunto sovrannaturale o paranormale, che non è mai spiegato totalmente: anzi, la sua possibile spiegazione è piuttosto lasciata all’immaginazione del lettore, che è quasi invitato a completare il racconto (mentre in Hoffmann e in Poe la logica dell’elemento magico è volta per volta occultata o smascherata o rivelata). Nel racconto introduttivo, La donna del mattino, compare un misterioso personaggio che sventa il suicidio di una donna: non riusciamo fino alla fine a capire se si tratti di un fantasma o di un essere vivente. Alcuni indizi ci farebbero propendere per la seconda tesi, ma alla fine siamo lasciati nel dubbio che quel “monaco improvvisato” abbia la stessa consistenza del marinaio della Rime of the Ancient Mariner di Coleridge.

Si notano in questi racconti anche distorsioni del piano temporale che talora ci immergono in un mondo dove la temporalità è assente, mentre in altri casi il tempo collassa fino al punto in cui il presente ripete il passato, con un’incredibile esibizione di particolari sensoriali (ad esempio nel racconto “L’ultimo e il primo”). 

 

Un altro tratto caratteristico è l’inversione di causa ed effetto, per esempio ne Lo sgorbio, dove il personaggio soffre già prima che la tragedia avvenga e dove nella tragica morte del protagonista si viene richiamati al celebre episodio della morte del funambolo in Also Sprach Zarathustra di Friedrich Nietzsche.

Notevole è poesia Dietro lo specchio il richiamo a Borges:

 

Questi i primi versi di Bidoli:

 

Dietro lo specchio

 

Assiste all’agonia e ride al suo riflesso

scivola lo specchio e non si infrange

una sola sembianza resta ad aspettare

i lineamenti sfumano in un gesto

la mano che cancella la sua fronte

tenta di strappare un’altra effige

ma è identica e replica sé stessa,

dei svariati ritratti evanescenti ai bordi


 

Questi quelli del grande argentino:


 

Gli specchi

 

Io, che sentii l'orrore degli specchi

non solo in faccia al vetro impenetrabile

dove finisce e inizia, inabitabile,

l'impossibile spazio dei riflessi

 

ma in faccia all'acqua specchiante che copia

l'altro azzurro nel suo profondo cielo

che a volte riga l'illusorio volo

d'uccello inverso o agita un tremore
 

[…],

 

infiniti li vedo, elementari

esecutori d'un antico patto,

moltiplicare il mondo come l'atto

generativo, veglianti e fatali.

J.L.Borges


 

E come ha giustamente notato Umberto Eco, l’esperienza dello specchio riflette il nostro immaginario come nessun’altra, marcando i confini tra lo spazio del simbolico e quello del reale. In entrambi i poeti lo specchio ci illude di padroneggiare il nostro corpo o di trovare in esso un riscontro a noi stessi (“la mano che cancella la sua fronte”, “moltiplicare il mondo come l’atto generativo”). In realtà, niente come la metafora dello specchio può essere assunta a suggello dell’opera di Giancarlo Bidoli, dove il reale si stempera nel virtuale e dove l’immaginario assume i caratteri della nostalgia di terre reali e pur lontane e remote.

 

 

 

 

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Photo Livia Bidoli, Lago di Bregenz